La costruzione dell’Istituto Svedese di Roma tra visioni culturali e realtà materiali

Dove

Istituto Svedese di Studi Classici a Roma
Via Omero 14
Roma

Data evento
3 February 2026


Il contributo propone una rilettura critica della costruzione della sede dell’Istituto Svedese come esito di un processo articolato, in cui visioni culturali, strategie diplomatiche e condizioni materiali si intrecciano ben oltre il momento del cantiere. L’edificio viene interpretato non soltanto come manufatto architettonico, ma come punto di condensazione di pratiche, relazioni e negoziazioni che attraversano contesti nazionali e temporali differenti. L’intervento si articola in due parti strettamente interconnesse, fondate su un’analisi incrociata di fonti documentarie in parte ancora poco esplorate, conservate presso l’archivio dell’Istituto Svedese a Roma e numerosi archivi pubblici e privati a Stoccolma. Tali materiali costituiscono il nucleo di una recente ricerca condotta dalle due relatrici.
La prima parte ricostruisce il lungo percorso che precede l’avvio dei lavori, a partire dalla fondazione dell’Istituto negli anni Venti, in un contesto segnato dal progressivo consolidarsi della presenza svedese a Roma con lo scopo di ricerche ed insegnamento nel campo umanistico. L’analisi prende in esame le reti accademiche e personali, il ruolo della diplomazia culturale e le ambiguità del quadro politico degli anni Trenta, soffermandosi in particolare sull’accordo bilaterale italo-svedese del 1937, che rese possibile la concessione dell’area a Valle Giulia. In questa prospettiva, la costruzione dell’Istituto emerge come l’esito di una serie di scambi scientifici, economici e simbolici già attivi negli anni precedenti.
La seconda parte si concentra sulla dimensione materiale e operativa del cantiere (1938–1940) della nuova sede progettata da Ivar Tengbom sotto la direzione di Einar Gjerstad. Il cantiere stesso viene interpretato come uno spazio di mediazione transnazionale, in cui convergono pratiche culturali, competenze tecniche e relazioni istituzionali. Attraverso fotografie, corrispondenze e dettagliati diari di cantiere, l’analisi restituisce la complessità del processo costruttivo e mette in luce il ruolo di attori spesso marginalizzati dalla storiografia architettonica, quali direttori dei lavori, ingegneri, imprese, fornitori e mediatori linguistici. Particolare attenzione è riservata alle modalità di adattamento del progetto al contesto romano, tra vincoli tecnici, disponibilità dei materiali e crescente instabilità politica alla vigilia del conflitto.
La conclusione sposta infine lo sguardo sul secondo dopoguerra, evidenziando la persistenza degli effetti dell’accordo del 1937 oltre il cambio di regime. L’intesa che portò alla costruzione dell’Istituto Svedese a Roma costituì infatti la base giuridica e simbolica per la fondazione dell’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma, segnando il passaggio da una logica di propaganda culturale a una più articolata forma di diplomazia e soft power. Letti in parallelo, i due istituti si configurano come “avamposti culturali” di una relazione bilaterale capace di attraversare profonde fratture storiche, mostrando come l’architettura possa operare simultaneamente come infrastruttura materiale, strumento politico e dispositivo di lunga durata nelle relazioni internazionali.

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