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Bollettino quadrimestrale dell'Associazione Internazionale di Archeologia Classica Onlus. Anno I° n. 1/2005



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Contents AIACNews:

Maria Teresa D'Alessio: Sommario

AIAC

Giulia Del Fabbro:
The 17th international
congress of Classical
archaeology in Rome in
2008

Elżbieta Jastrzębowska:
L'Accademia Polacca delle Scienze

Olof Brandt:
Intervista a Filippo Coarelli

Incontri AIAC  

Nikos Arvanitis:
Indagini stratigrafiche nell'area della casa delle vestali: le campagne 2002-2005

Hendrik Dey:
Le mura aureliane ed il rifacimento della Roma imperiale, A.D. 271-855

Le mura aureliane ed il rifacimento della Roma imperiale, A.D. 271-855.

 

È assai curioso che nessuno studioso si sia finora spinto a considerare in modo approfondito il ruolo svolto dalle mura aureliane in quell’insieme organico che furono la città di Roma ed i suoi hinterland geografici ed ideologici. È giunto il momento di colmare questa lacuna. Per questo sto tentando un’analisi della relazione tra ‘Roma’ e le sue mura nel periodo compreso tra la costruzione del circuito negli anni settanta del terzo secolo ed il restauro compiuto da Leone IV (847-55), dopo il cui pontificato le mura scompariranno dalla scena romana per quasi tre secoli. Benché questo mio lavoro tratti in parte anche della storia architettonica di questo monumento troppo poco studiato (ma vedi e.g. Richmond 1930; Cozza 1987; Coates-Stevens 1995; Mancini 2001), esso è però dedicato soprattutto alla storia sociale delle mura, al loro impatto sul tessuto urbano di Roma e ai modi in cui la città venne descritta, percepita e vissuta da parte di Romani e stranieri, durante e dopo la dissoluzione dell’impero occidentale.

Dato che ho l’impressione che le Mura Aureliane abbiano sia creato sia rispecchiato le priorità, le percezioni e le attività della gente residente entro i loro confini, nonchè di quella situata al di fuori di essi (dalla periferia immediata fino ai paesi transalpini), credo ci rimangano varie storie delle mura ancora da scrivere, che nel loro insieme avranno molto da rivelare sulla storia di Roma nei tumultuosi secoli tra la fine dell’antichità e l’esordio del medioevo. Oltre ad indagini mirate alla topografia e all’urbanistica stricto sensu, bisogna anche raccontare quali siano state le diverse reazioni alle mura, la storia di gente che, davanti alla realtà fisica e alla crescente carica simbolica del circuito murario, fu costretta ad agire e pensare in nuovi ed insoliti modi. Ma c’è anche la storia delle mura come agente, una presenza imponente che veniva a dar forma e significato al paesaggio circostante. Le mura hanno esercitato un’influenza fondamentale sulla topografia sacra, pagana e cristiana; sull’evoluzione dell’infrastruttura urbana e sui meccanismi di scambio, di comunicazione e di insediamento in essa coinvolti; infine sui programmi politici, militari e ideologici sostenuti dal ceto dirigente romano, per citare solo alcuni tra gli argomenti da trattare.

In vari momenti della loro estesa traiettoria storica, le mura hanno indubbiamente significato tante cose diverse per popoli diversi. Ciò detto, se c’è un filo narrativo in grado di legare i sei secoli qui presi in considerazione, esso si trova nell’osservazione che la presenza sia corporale che ideologica delle Mura Aureliane è cresciuta man mano che le prospettive politiche, economiche, sociali e topografiche della vecchia capitale diminuirono. Mentre nel tardoimpero c’era stato un recinto della città, nell’altomedioevo nacque una città del recinto. Il circuito murario veniva col passare del tempo ad incarnare la città stessa, diventando il simbolo per eccellenza del fastoso capoluogo imperiale, nonchè il monumento più imponente della Roma dell’altomedioevo. Anche dopo che il crollo demografico del V-VI secolo aveva reso difficile difendere la città e mantenere in funzione le mura, il circuito fu preservato per secoli per l’immagine che presentava al mondo e perché continuava a rappresentare la durevole vitalità dei Romani e delle loro istituzioni, tra le quali spiccava soprattutto la Chiesa. Le mura venivano a tesaurizzare per un’età posteriore le ricchezze dell’ex caput mundi; fino al nono secolo avanzato, garantirono la coesione della comunità romana sia in senso pratico sia concettuale, tanto rappresentando ‘Roma’ quanto proteggendola. Non è un caso che Roma sia stata incastellata solo quando le mura andarono in rovina: la comunità si spezzò, idealmente e fisicamente, di pari passo col recinto di Aureliano.

 

Hendrik Dey (American Academy in Rome)

hdey@umich.edu

 

Bibliografia citata

Coates-Stevens, R. ‘Quattro torri alto-medievali delle Mura Aureliane.’ Archeologia Medievale 22 (1995), 501-17.

Cozza, L. ‘Osservazioni sulle Mura Aureliane a Roma.’ Analecta Romana Instituti Danici 16 (1987), 25-52.

Mancini, R. Le mura aureliane di Roma. Atalante di un palinsesto murario. Rome, 2001.

Richmond, I. A. The City Wall of Imperial Rome. An Account of its Architectural Development from Aurelian to Narses. Oxford, 1930.