AIAC News


Bollettino informativo
dell'Associazione Internazionale di Archeologia Classica

AIAC NEWS n. 9 (Giugno 1996)

EX-JUGOSLAVIA: IL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO E LA GUERRA

Nelle due guerre (1991-1995) che hanno determinato il sanguinoso sfacelo della seconda Jugoslavia, il patrimonio culturale ha subito, specialmente nelle zone di guerra, gravi danni. Metodicamente sono stati distrutti soprattutto i monumenti che i vari nazionalismi hanno riconosciuto come simboli (1).
La base di questo fenomeno sta nella plurisecolare tradizione che identifica i vari gruppi etnici con alcuni monumenti specifici e con l'uso simbolico dei medesimi ai fini di demarcazione territoriale. Distrutte sono state soprattutto le chiese cattoliche e (più raramente) ortodosse, i monasteri, le moschee, le scuole musulmane ed anche vari cimiteri. Solo in Bosnia e Herzegovina sono stati danneggiati o distrutti 2.927 edifici sacri, 777 dei quali in modo totale (2). In Croazia un bersaglio specifico è stato costituito dalle chiese preromaniche e romaniche del retroterra dalmato, in quanto simboli evidenti dello stato croato medievale in un territorio successivamente caratterizzato da insediamenti serbi (3).
I monumenti e i siti archeologici privi di connotazioni ideologiche e simboliche non sono stati danneggiati in maniera metodica. I grandi complessi urbani - Salona, palazzo di Diocleziano a Spalato, Iader etc. non hanno subito alcun danno, pur costituendo il nucleo centrale delle città che venivano bombardate.

PONTE DI MOSTAR

Il ponte di Mostar,
distrutto dalle bombe
durante la guerra jugoslava.

Durante i lunghi bombardamenti delle città, i maggiori danni sono stati subiti dai musei, ma non dalle loro collezioni archeologiche, tempestivamente trasferite in luoghi sicuri. Il museo di Vukovar è l'unico museo che sia stato completamente distrutto (le sue collezioni si trovano ora a Novi Sad in Serbia), mentre sono stati danneggiati i sarcofagi romani nel lapidario a Osijek e saccheggiate le collezioni dei musei a Drnis e Knin (4). Per la Bosnia e Herzegovina non si dispone ancora di dati completi mentre a Sarajevo gravi danni ha subito il Museo Nazionale.
Non è ancora possibile una valutazione dei danni ai numerosi siti archeologici, regolarmente usati in tutte le guerre come punti strategici. Molti di questi siti importantissimi (castellieri e castelli) hanno subito danni a causa del loro utilizzo per funzioni belliche, molti altri sono stati distrutti. Le difficoltà di accesso causate dai campi minati (sia in Bosnia che in Croazia) rendono difficile quantificare i siti danneggiati e il grado di danneggiamento; la situazione rimane pertanto non chiara al momento attuale. Non c'è dubbio, tuttavia, che proprio questo sia il patrimonio archeologico che ha subito i danni più gravi. La Soprintendenza croata ai Beni Culturali sta metodicamente raccogliendo dati in proposito già da tempo, mentre quella bosniaca si prepara a procedere in tal senso.

Bojan Djuri , Ljubljana


1.  Cfr. Boidar Slapak, Archaeology and the contemporary myth of the past, Journal of European Archaeology, 1, 1993, pagg. 191-195.
2. A Report on the Devastation of Cultural, Historical and Natural Heritage of the Republic/Federation of Bosnia and Herzegovina (from April 5, 1992 until September 5, 1995), Sarajevo 1995.
3. Cfr. Informatica Museologica, 1/4, Zagreb 1991; Cultural Heritage of Croazia in the War 1991-1995, parte 4, Zagreb 1993.
4.  Cfr. Informatica Museologica, 1/4, Zagreb 1991; Cultural Heritage of Croazia in the War 1991-1995, parte 4, Zagreb 1993.

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