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AIAC News
Bollettino informativo
dell'Associazione Internazionale di Archeologia Classica

AIAC NEWS n. 6/7 (Settembre/ Dicembre 1995)

NOVITÀ SUL FARO DI ALESSANDRIA

Jean-Yves Empereur, direttore del Centro di Studi Alessandrini e archeologo del CNRS francese, aveva annunciato, già dall'anno scorso, di aver trovato i resti del Faro di Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo. La prima campagna di scavo, iniziata quest'anno, ha confermato l'esistenza di circa 2.000 reperti.
Il tutto era partito da una segnalazione della regista egiziana Asma El Bakri che si era rivolta ai sommozzatori del Prof. Empereur perché insospettita da una serie di lavori, condotti dal Ministero dei Lavori Pubblici egiziano, per il consolidamento delle fondamenta della fortezza di Quait-Bay per il quale si sarebbero dovuti scaricare in mare centinaia di blocchi di cemento che avrebbero seppellito per sempre le testimonianze di una delle più grandi opere di ingegneria civile dell'antichità. Immediato è stato anche l'intervento del Dipartimento Egiziano delle Antichità.

[FARO] Disegno ricostruttivo del Faro di Alessandria (da E.A.A.)

Il faro, che sorgeva sull'isola di Pharos, oggi saldata alla terraferma, fu costruito nel III secolo a.C., raggiungeva un'altezza di 135 m. e viene descritto da storici e viaggiatori come una torre a tre piani. Dopo il crollo dell'edificio, dovuto ad un violentissimo terremoto, nel XII secolo, i Mammelucchi eressero sulle sue rovine la fortezza di Quait-Bay, tutt'oggi in situ. Secondo Ahmed Abdel Fattah, Vicedirettore del Dipartimento Egiziano per le Antichità, già due secoli prima del terremoto gli arabi, per ordine del governatore di Alessandria, avevano iniziato a spingere in mare alcune parti dell'edificio allo scopo di creare uno sbarramento subacqueo a difesa del porto contro le navi crociate.
Il cantiere di scavo allestito dai francesi interessa un'area di 22.500 mq. di costa davanti alla baia della città di Al Iskandariyya.
Per finanziare la spedizione - circa 6.000 dollari al giorno - si sono aggiunti, ai fondi dell'IFAO, l'Institut Français pour l'Archéologie Orientale, anche i contributi delle autorità egiziane e di privati e, d'intesa con il Dipartimento Egiziano per le Antichità, è stata organizzata una campagna di scavo della durata di due mesi con una trentina di sommozzatori francesi ed egiziani.
Nei due ettari e mezzo circa di fondale sono sparsi più di 2.000 tra frammenti architettonici di ogni genere, alcuni del peso di 75 tonnellate, statue colossali e una dozzina di sfingi.
Tra i reperti recuperati dall'equipe franco-egiziana, oltre ad alcuni elementi architettonici del faro, di notevole interesse è una statua acefala raffigurante, forse, uno degli ultimi faraoni, alta circa 4 metri e mezzo e del peso di 30 tonnellate e recuperata al largo delle mura della fortezza di Quait-Bay a 10 m. di profondità; una statua di Ramsete II e una sfinge in buono stato di conservazione. Sono state poi recuperate altre sei statue delle 30 giacenti sui fondali dell'area interessata e che vanno dal 3.200 a.C. all'epoca greco-romana.
La vicinanza di questo materiale all'isola di Pharos ha permesso al Prof. Empereur di attribuirlo, senza dubbio, al leggendario monumento. L'esame dei reperti ha permesso, inoltre di stabilire che non si tratta di reperti dello stesso periodo, ma che abbracciano un arco di tempo che va dal periodo faraonico a quello tolemaico fino all'eta cristiana, cosa, questa, che apre nuove prospettive circa la ricostruzione storica del sito e del monumento.

(Si ringrazia l'agenzia giornalistica A.D.N. KRONOS per la collaborazione).


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