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Bollettino informativo
dell'Associazione Internazionale di Archeologia Classica
AIAC NEWS n. 6/7 (Settembre/ Dicembre 1995)
DANNEGGIATI I MOSAICI DI PIAZZA ARMERINA
La notte del 29 settembre alcuni sconosciuti sono penetrati nell'area
archeologica della Villa del Casale a Piazza Armerina (Enna) ed hanno barbaramente
danneggiato i pavimenti musivi di quattro sale e del peristilio della villa.
Questa la cronaca: la mattina del 30 settembre doveva svolgersi la cerimonia di riapertura
di quella parte della villa che era stata chiusa al pubblico a seguito dell'alluvione del
12 ottobre 1991 che provocò nell'ennese la morte di sette persone, lo straripamento di
corsi d'acqua e lo spargimento di fango e detriti, in parte, anche nella celebre villa.
Poco prima della cerimonia, il Soprintendente per i Beni Culturali di Enna, Gianfilippo
Villari, nel giro preliminare di ispezione, notava che parte del pavimento del corridoio
della "grande caccia", della sala con "le ragazze in costume", del
mosaico raffigurante "le fatiche di Ercole" e quello con "il mito di
Licurgo e Ambrosia" erano stati imbrattati con della vernice nera e rossa e che
alcune parti del pavimento del peristilio erano state divelte probabilmente con uno
strumento appuntito.
Immediatamente è stata sospesa la cerimonia di apertura ed è scattata la denuncia alla
Procura della Repubblica. Subito il Presidente della Provincia e dell'Azienda Provinciale
per l'incremento turistico, Elio Galvagno, anch'egli presente alla cerimonia, ha messo a
disposizione degli inquirenti e della Soprintendenza i tecnici e le attrezzature del
laboratorio di igiene e profilassi, per un primo intervento; successivamente sono stati
chiamati i tecnici restauratori dell'Istituto Regionale del restauro e dell'Opificio delle
pietre dure di Firenze che tuttora sono all'opera per tentare di recuperare questa
preziosissima testimonianza storica e artistica.
![[MOSAICI PRIMA RESTAURO]](immagini/mosaic1.jpg)
Particolare del mosaico danneggiato del peristilio
![[MOSAICI DOPO RESTAURO]](immagini/mosaic2.jpg)
Particolare dello stesso mosaico
dopo l'intervento di restauro
(Foto gentilmente concesse dalla Soprintendenza Archeologica
di Enna) |
Da una prima ricostruzione dei Carabinieri, i vandali sono entrati nella
villa durante la notte, eludendo la sorveglianza dei custodi.
Le indagini, condotte dal Sostituto Procuratore della Repubblica Gabriella Fazi, non
escludono alcuna ipotesi ma maggiore attenzione, secondo indiscrezioni, viene riservata
alla pista che porterebbe verso possibili implicazioni di stampo mafioso legate al
traffico clandestino di opere d'arte. La villa del Casale, infatti, si trova al centro di
una vasta e ricchissima zona archeologica che comprende la vicina Morgantina, Montagna di
Marzo, l'insediamento ellenistico di Herbesso e la vicinissima città di Sofiana fino a
giungere alla Valle dei Templi di Agrigento; una zona, quindi, ricchissima di storia e di
opere d'arte che non sempre la Soprintendenza riesce a tenere sotto controllo, tanto che a
seguito di questo episodio, sembrerebbe essere iniziata una serie di perquisizioni a
tappeto in abitazioni e lussuose ville di possibili o presunti "tombaroli";
alcune indiscrezioni parlano anche di studi professionistici che nascondono canali
internazionali di riciclaggio di opere d'arte. "Da quaranta anni il sottosuolo di
questa provincia è la fonte occulta di approvvigionamento di centinaia di musei di tutto
il mondo" dice il Soprintendente Villari che lamenta, inoltre, una situazione in cui
l'abuso edilizio ha permesso l'edificazione di zone archeologiche a tutto vantaggio dei
"tombaroli" che, impunemente, continuano i loro loschi traffici. Pertanto
quest'azione vandalica, nel caso venga accreditata l'ipotesi della mano della mafia nel
traffico delle opere d'arte, si inquadrerebbe come atto intimidatorio in relazione ad una
azione di maggiore controllo del territorio intrapresa dalla Soprintendenza e alle
richieste di maggior tutela di alcuni terreni giudicati interessanti dal punto di vista
archeologico.
Intanto è stata avanzata la richiesta di fondi, oltre che per il restauro, anche per
l'adeguamento del sistema di illuminazione, attualmente disinserito perché non
rispondente alla normativa CEE, e che, vista la situazione, si rende più necessario che
mai.
Da parte dello Stato italiano l'On. Vittorio Sgarbi, Presidente della Commissione Cultura
della Camera, ha proposto una serie di azioni legislative per cui "Lo Stato deve
poter intervenire in qualsiasi territorio e in ogni parte devono valere le stesse
regole" e, tra l'altro, ha proposto la trasferta della Commissione Cultura a Piazza
Armerina e poi in altre città di importanza artistica per rendersi conto "sul
posto" delle necessità; e ci viene da pensare, come studiosi di archeologia, se allo
Stato italiano sia necessario vedere, una volta di più, lo scempio del patrimonio per
prendere coscienza delle proprie responsabilità.
Resta il fatto che, al di là di tanti bei propositi e dichiarazioni, che si esplicitano
sempre dopo fatti come questo, il ricchissimo patrimonio artistico italiano, che il più
delle volte è abbandonato a se stesso, necessita di una maggiore considerazione e di una
gestione più consapevole da parte dello Stato, con il potenziamento delle soprintendenze
che, spesso, operano ai limiti del possibile, specialmente in zone particolarmente ricche
dal punto di vista artistico, dove troppo spesso l'arroganza e la ricerca di lauti e
facili guadagni prevalgono sulla sensibilità e il rispetto doverosi nei confronti delle
testimonianze storiche di questo paese.
Walter Valentini

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