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AIAC News
Bollettino informativo
dell'Associazione Internazionale di Archeologia Classica

AIAC NEWS n. 3 (Dicembre 1994)

IDENTIFICAZIONE DI CLEOPATRA NELLA COSIDDETTA VENERE DELL'ESQUILINO

L'identificazione di Cleopatra VII nella statua del Palazzo dei Conservatori trovata nel 1874 sull'Esquilino, e correntemente riconosciuta quale Venere o Iside, ha suscitato sensazione nel pubblico internazionale, tra le scoperte di una recente ricerca storico-artistica sulla fase più discussa della plastica greca (P. Moreno, Scultura ellenistica, I-II, Roma 1994, Libreria dello Stato, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato).
Da tempo si era constatato che il nudo della cosiddetta Venere dell'Esquilino non si allinea ai tipi di Afrodite, bensì rivela anomalie individuali. Il serpente, rappresentato attorno al vaso sulla destra della figura, è l'ureo che indica in Egitto il potere regale. La datazione stilistica della statua alla metà del I secolo a.C., raggiunta per analogia con l'Atleta di Stefano, a Villa Albani, concorda con la presenza di Cleopatra a Roma tra il 46 e il 44 a.C., e sappiamo che Cesare aveva dedicato una statua della sovrana accanto all'immagine di culto di Venere Genitrice, nel Tempio omonimo. Il confronto con i ritratti di Cleopatra ai Musei di Berlino e al Vaticano, è persuasivo per ogni aspetto: l'ovale delle guance sfinato a triangolo; il leggero prognatismo, che porta alla prominenza del labbro inferiore a contrasto con quello superiore allungato, sottile e sinuoso; il dorso largo del naso, il cui contorno continua nel sopracciglio poco arcuato; la fronte bassa. I dieci boccoli che scendono sul viso rammentano a prima vista le ciocche arricciate che coronano i ritratti di Cleopatra, ma rivelano all'osservatore attento una più sicura pertinenza, nella particolare situazione della bagnante. La donna ha sciolto il nodo che serrava sulla nuca la pettinatura a dieci bande scriminate e ondulate (la Melonenfrisur, riconoscibile nelle immagini monetali e monumentali), ha portato indietro la massa dei capelli, fermandola con la benda in una piega provvisoria, infine ha risvoltato il residuo in avanti, dove vengono a cadere le estremità ben distinte delle dieci partizioni, conservando nell'arriccio il garbo della crocchia.
Un'iscrizione informa che nel IV secolo d.C. in Egitto ancora si restaurava la doratura di una statua lignea di Cleopatra. Da Dione Cassio sappiamo che la Cleopatra del Foro di Cesare appariva "aurea" (chrysé). Pensando anche in questo caso a una scultura in legno, avremmo la spiegazione di altre singolarità della replica marmorea dall'Esquilino: la carenza di vuoti sia nella figura che nel supporto, il disegno rigido e allungato delle dita dei piedi, e soprattutto le rose intagliate sulla cassetta di toeletta, con una tecnica che non ha paragone nei marmi antichi.

Prof. PAOLO MORENO
Terza Università di Roma

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