| AIACNews 41
Aprile 2005 |
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AIACNews 41:
Maria Teresa D'Alessio: Editoriale
Massimiliano Ghilardi:
Allan Klynne: CONVEGNI
Federica Chiesa: INCONTRI AIAC
Eleonora Fossile:
Sabrina
Cimini:
Kristian
Göransson:
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Isabel Sánchez Ramos Nel Basso Impero con l’instaurazione del Cristianesimo, accadrà un radicale cambiamento nella città classica e nelle sue zone urbane. Se in epoca romana lo spazio fuori le mura aveva un carattere funerario e residenziale, ora, nel tardoantico, se aggiunge una funzione cultuale, con la costruzione di nuovi edifici religiosi, i quali modificarono profondamente il paesaggio delle aree funerarie. Di fronte allo schema di distribuzione delle aree pagane –secondo il quale le tombe si distribuirono vicini alle vie che uscivano delle città-, con l’arrivo del Cristianesimo, le necropoli cominciarono ad essere organizzate in un’altro modo. Nonostante, all’inizio, il culto cristiano non stava centrato attorno alle chiese (dove si svolgerà nel V secolo), se non nei dintorni dei martyria e delle memorie. Dunque le prime evidenze dell’antico Cristianesimo si vedono nel rituale funerario e nelle sepolture, e più tardi, nell’iconografía e l’architettura religiosa. Roma costituisce una città eccezionale sugli origini della topografia cristiana dei suburbi, perchè l’Urbs è una delle prime città che sperimentarono importanti cambiamenti nella fisionomia urbana, che finiranno nell’Alto Medioevo. In fatti, le costruzioni cristiane più rappresentative di Roma furono elevate fuori le mura, ove si disponeva dello spazio necessario per l’elevazione delle basiliche. Insieme all’architettura, non possiamo dimenticare i cambiamenti introdotti per il Cristianesimo nell paesaggio funerario, con l’apparizione di vaste aree cimiteriali comunitarie e catacombe. Insieme a Roma è importante l’analisi di altre città cristiane (come Milano, Ravenna, Tarraco, ecc.), perché sono centri urbani ben conosciuti che subirono speciali trasformazioni nella sua topografia suburbana con l’introduzione e sviluppo del Cristianesimo. Insomma, tutto quest’esame che noi suggeriamo ci servirà per poter spiegare i cambiamenti accaduti a Córdoba, il nostro soggeto di questo incontro, e anche per capire la nuova distribuzione delle necropoli. Per quanto riguarda allo stato attuale della ricerca, benché ci siano recenti spunti sulla conoscenza del mondo funerario romano cordubense, ancora esistono grandi lacune nel campo delle pratiche funerarie tardoantiche. Dal XIX secolo sono stati recuperati numerosi resti di scultura, epigrafia e tombe. Gli scavi sviluppati nella città negli ultimi anni, hanno contribuito ad incrementare i resti sui quali parliamo. C’e ancora un materiale quasi inedito, che non è stato mai studiato in maniera individualizzata neanche sistematica finora.
Per
cercare di capire la topografia funeraria, che come sappiamo è allegata alle
trasformazioni urbane, abbiamo confezzionato diverse piante sull’attuale
stradario della città, sovraponendo tutti gli elementi funerari scoperti fino ad
oggi: inumazioni, scultura ed iscrizioni, i quali, sono ascritti ad una delle
quattro aree funerarie che circondavano la città (Nord, Sud, Ovest, Est).
Dobbiamo dire che, la divisione dello spazio fuori le mura in quattro grandi
areae funerarie è stato fatto soltanto con uno scopo metodologico (Fig. 1). A
queste necropoli dobbiamo somare lo spazio entro le mura, ove ci sono stati
trovati altri resti. Invece, non possiamo parlare neanche definire in senso
stretto l’esistenza di una necropoli entro le mura perchè soltanto sono
documentati tombe del VI secolo, pratticate dopo l’abbandono di spazi pubblici
(p.e. in Ramirez de las Casas-Deza) o di spazi domestici (p.e. in Ambrosio de
Morales). Ugualmente, nell’attuale Museo Archeologico, dove si è recuperato poco
tempo fa il teatro romano della città, sono documentati tombe tardoantiche con
coperta di tegole. L’area suburbana funeraria era occupata per necropoli che perpetuavano uno spazio funerario precedente, e altre volte queste nacquerono ex professo, o forse si distribuivano nei dintorni delle basiliche cimiteriali. Questo ultimo fenomeno così comune nella Tardoantichità, è stato soltanto meso un luce a Córdoba nel Palatium di Cercadilla, reutilizato parzialmente come basilica cristiana. Ma è possibile che questo non sia l’unico esempio, cosa que pretendiamo confermare (o smentire) con la nostra ricerca in altri settori fuori le mura, attraverso lo studio della topografia, gli elementi raccolti e le fonti letterarie. In quanto alla disposizione ed organizzazione delle necropoli, non vediamo nessun’ordinazione stabilita, eccetto le tombe d’uguale orientazione, normalmente orientate d’Est-Ovest, e le tombe parallele che formano righe. Sono anche documentati necropoli vicini alle vie urbane antiche (p.e. in Medina Azahara 43, Ollerías 14, ecc.); tombe «ad sanctos» (soltanto in Cercadilla); sepolcri nei dintorni di una mensa funeraria (p.e. in Lucano 7-9); e settori riservati esclusivamente alle inumazioni di bambini (p.e. in Edificio San Rafael). Dal IV secolo in poi caddono gli spazi pubblici all’interno della città, molti dei quali sono riempiti per livelli di detriti ed, occupati poi da strutture domestiche (p.e. nell’antico foro coloniale e nel complesso di culto imperiale di Claudio Marcello). Allo stesso tempo avviene un ripiegamento della popolazione verso il Sud. In questo senso, si debbe ricordare che le fluttuazioni nel perimetro urbano suppongono anche l’amortizzazione dei vici più vicini alle mura per nuove tombe. Nella cosiddetta Necropoli Orientale, alcune sepolture altoimperiali sono cancellate da strutture domestiche, che dopo il suo abbandono alla fine del III secolo, furono occupate di nuovo per tombe. Lo stesso schema si vede nella Necropoli Ovest (p.e. in Paseo de la Victoria). L’area Settentrionale è la più importante della città, non solo per la localizzazione del complesso di culto di Cercadilla, ma anche per la ricchezza d’alcuni sarcofagi marmorei (p.e. quello di Huerta de San Rafael), e per essere la necropoli fra tutte dove ci sono state trovate il numero di tombe più elevato. L’abbondante informazione che esiste sull’area Nord contrasta con i pochi resti funerari trovati nella Necropoli Sud, dove, per esempio, si documenta una necropoli prossima ad una via urbana, alcuni resti di scultura e un sarcofago di piombo. D’altra parte, si documenta una densa tipologia di tombe che raggiungono 49 tipi diversi. Nelle necropoli urbane di Córdoba, il tipo più comune fu realizzato in fossa semplice coperta da diversi materiali, dove le tegole sono le più note (Fig. 2). Le casse di pietra o di mattoni occupano un secondo posto in quanto al suo uso come contenitori funerari. Per quanto riguarda alla datazione, le inumazioni più antiche sono i sarcofagi di piombo che risalgono alla fine del II secolo e inizi del III secolo. Questi sarcofagi sono più frequenti e numerosi nella Necropoli Est (p.e. in Maese Luis 20, Diario de Cordoba 19, ecc.), e nella Necropoli Nord. Nel IV secolo le famiglie più importanti importarono di Roma ricchi sarcofagi cristiani di marmo, che sono stati recuperati nella Necropoli Nord e Ovest. Più difficile è datare le tombe con coperta di lastre di pietra, di tegole orizzontale o cappuccina, di mattoni, ecc. e le tombe che reimpiegano materiali precedenti. Tutti questi possono essere più meno inclusi tra il III e V/ VI secoli. Sebbene a Córdoba, non manchino esempi di tombe con coperta di tegole che risalgono dal I secolo (p.e. in Corregidor). Le sepolture attestate più moderne sono le casse di lastre di pietra o mattoni che si possono datare dal V secolo in poi. Il rituale funerario è esclusivamente l’inumazione del corpo che si deposita in decubito supino, anche se si documentano altri casi nei quali la salma è deposta in decubito laterale oppure in decubito prono. Pensiamo che alcune inumazioni siano state vestite con il lenzuolo funebre perchè i corpi apparono con una posizione costretta. Ci colpisce la scarsa sovrapposizione fra le tombe, fatto che potrebbe rispondere ad una segnalazione esterna della sepoltura. Neanche sono comuni le inumazioni multipli. I corridori funerari sono scarsi e si limitano agli elementi d’abbellimento personale ed agli oggetti rituali di ceramica e di vetro, che erano deposti come offerte. Invece, per quanto riguarda alla scultura architettonica ed all’arredo liturgico, le fonte letterarie (p.e. Il Calendario del X secolo, il Memoriale Sanctorum di San Euologio; altre fonti medievali, ecc.), ci parlano d’edifici cristiani eretti nella tardoantichità, e di quali non si conservano resti in situ, eccetto le chiese entro le mura di Santa Catalina e San Vicente, e l’aula cristiana di Cercadilla nella Necropoli Nord. Benché non ci si conservino resti archeologici, in situ, una volta finito il catalogo dei frammenti dispersi e senza localizzazione precisa, si può affermare che Córdoba aveva un considerabile potenziale edilizio nei VI e VII secoli (Fig. 3). I frammenti sono stati reccuperati principalmente al di fuori delle mura, ma altri hanno un’origine ignoto. Si documentano mensole, cimaci, imposte, frisi, ecc. essendo i capitelli di grande e piccole dimensioni e i plutei con motivi vegetali e geometrici, i due gruppi più numerosi. La localizzazione nella città di questo materiale non si corresponde in tutti i casi con gli spazi di necropoli, perche ci sono settori, come nella Necropoli Est, dove ci sono tombe ma non ci sono elementi architettonici. Invece, nella Necropoli Ovest si è trovato un gruppo numeroso di pezzi in zona di sepoltore (p.e. in Cortijo de Chinales), che ci permette suporre l’esistenza di un edificio cristiano in quest’area della città. L’insieme più numeroso proviene della Necropoli Settentrionale (del settore conosciuto come Tablero Bajo), dove addirittura ci sono stati documentati tombe del VI secolo. Sono 60 frammenti d’imposte, cornici, cimaci, plutei, ecc. che furono reimpiegati in un’opera d’infrastruttura medievale. Forse si può parlare di un’altro edificio di culto nella vicinanza di questo scavo. Più al Nord e vicino alla città califale di Medina Azahara, esiste in situ in paramento d’opus vitatum mixtum corrispondente ad un monumento funerario cristiano. Nell’ultimo posto, vogliamo fare un piccolo sguardo all’epigrafia. Sono iscrizioni funerarie datate principalmente nel VII secolo, anche se sono altre più antiche del V e VI secoli. Tutte sono cristiane e portano le tipiche formule come “famulus dei/ falumulus christi” e “recessit in pace” (Fig. 4). Un’altra volta possiamo confrontare il volume cosi numeroso degli iscrizioni della Necropoli Ovest con l’inesistenza di epigrafi nella Necropoli Sud ed Est, con le due lapide reccuperate entro le mura, e anche con i tre iscrizioni cristiane di Cercadilla (Necropoli Nord). Per concludere dobbiamo sottoliniare che prendendo come punto di partenza l’abbondante materiale che non procede in tutti i casi, come abbiamo visto, di scavi accurati, ci piacerebbe arrivare alle conclusioni storiche attraverso una precisa catalogazione secondo il luogo di provenenza e le caratteristiche propie dei singoli elementi. Figure
Fig. 1. Localizzazione nella città attuale degli elementi in studio. I luoghi di provenenza. Fig. 2. Veduta della necropoli trovata in Lucano 7-9. Mensa funeraria e tombe. Fig. 3. Cancello Nº Inv. 24.545 (Museo Archeologico di Córdoba). Fig. 4. Iscrizione cristiana Nº Inv. 28.901 (Museo Archeologico di Córdoba)
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