| AIACNews 41
Aprile 2005 |
| Archivio:
altri numeri di AIACNews |
Scarica/Download AIACNews 41 in formato pdf | Home Page |
| Contents
AIACNews 41:
Maria Teresa D'Alessio: Editoriale
Massimiliano Ghilardi:
Allan Klynne: CONVEGNI
Federica Chiesa: INCONTRI AIAC
Eleonora Fossile:
Sabrina
Cimini:
Kristian
Göransson: |
Massimiliano Ghilardi Per gli 80 anni di vita dell’Istituto Nazionale di Studi Romani
Figura 1 : A. Maiuri presenta ai soci dell’Istituto di Studi Romani i “Recenti scavi compiuti nella Campania” (Roma, 26.III.1935) Il 21 marzo del 1925, «con l’intento di promuovere e favorire ogni studio riflettente Roma e il mondo latino»[1], Carlo Galassi Paluzzi – napoletano di nascita ma romano di spirito e di adozione[2] – fondò, con l’ausilio di numerosi altri celebri studiosi di differenti discipline, l’Istituto di Studi Romani[3]. Ben presto il nuovo Istituto, la cui fondazione formale era stata preceduta da due minori iniziative editoriali che ne avevano in qualche modo preparato il terreno[4], iniziò la sua ricca attività culturale, accolta con uguale favore da enti pubblici e privati e da quanti, forse anche inconsapevolmente, nutrivano nel loro animo l’amore e l’ammirazione per Roma. Fin dal principio l’azione dell’Istituto, secondo quanto enunciato nell’atto di fondazione, doveva esplicarsi sue distinte direttive, in relazione alle differenti esigenze della cultura del tempo: da un lato fare opera di divulgazione ad alto livello per quanti volessero accrescere ed approfondire la conoscenza della città, della sua storia e dei suoi monumenti; dall’altro promuovere e favorire lo studio metodico e scientifico di quegli aspetti storici o di quei contesti monumentali che permettesse di allargare la base della loro conoscenza e ne chiarisse le ancora molteplici zone d’ombra ed incertezze. Sulla prima di queste linee si indirizzarono, sin dal primo anno di vita, gli annuali Corsi Superiori di Studi Romani[5], per i quali Galassi Paluzzi seppe assicurarsi – circostanza conservatasi sino ai nostri giorni – studiosi di alto rango, sia italiani che stranieri. Nella seconda linea, invece, si inserì l’iniziativa della pubblicazione della Storia di Roma, giunta oggi a 31 volumi
Figura 2 : G. Calza illustra ai soci dell’Istituto di Studi Romani “Le necropoli ostiensi” (Roma, 10.IV.1935)
Per il neonato Istituto il Governatorato di Roma mise a disposizione nel 1926 i locali dell’Oratorio dei Filippini in piazza della Chiesa Nuova e più tardi, a partire dal 1941, il Convento della Chiesa di Sant’Alessio sull’Aventino, contribuendo anche alle spese di trasloco e di arredamento. Da allora, in quelle prestigiose sale ex-conventuali in cui ancora l’arredamento riflette i gusti e le mode della fine degli anni trenta e dei primissimi anni quaranta del XX secolo, l’Istituto – rimossi i veli di retorica fascista della romanità – svolge un complesso ricchissimo di attività tendenti ad incrementare lo studio e la conoscenza di Roma in ogni aspetto della sua storia, operando contemporaneamente nel campo della più approfondita ricerca scientifica e in quello della più ampia divulgazione. Avvalendosi di efficaci strumenti e di validi collaboratori, l’Istituto – che è presieduto oggi da Mario Mazza e ha un Corpo Accademico composto (oltre che da Membri onorari, benemeriti e emeriti in numero indeterminato) da 50 Membri ordinari e 70 Corrispondenti scientifici, tutti illustri studiosi di differenti discipline – spazia su tutta l’immensa problematica legata a Roma: indaga sul suo passato con ricerche storiche e archeologiche, consapevole però che questa indagine perderebbe gran parte della sua utilità se non fosse correlata all’esame del presente e alla previsione del futuro. Organo dell’Istituto, dal 1953, è la Rivista «Studi Romani»: pubblicata in due fascicoli doppi trimestrali, è suddivisa in articoli, rassegne e cronache ed associa al rigore scientifico la capacità di interpretare tempestivamente e criticamente gli aspetti più significativi della vita socio-culturale della città. Alla prima parte, composta di ampi e documentati saggi, collaborano alcuni dei nomi più prestigiosi della cultura italiana; ma le pagine sono aperte anche ad autori non italiani o a giovani studiosi di riconosciuto talento e di sicura preparazione. La seconda parte (rassegne e cronache) è curata da un gruppo di specialisti e fornisce puntuali e completi ragguagli sulla produzione libraria riguardante Roma, sui restauri, sulle campagne di scavo, sulle mostre, sugli spettacoli, su ogni manifestazione di interesse scientifico ed artistico. A disposizione degli studiosi e dei soci iscritti – per i quali, ma non solo per essi, sono organizzati una serie di corsi e seminari sullo stato delle ricerche in atto su Roma – sono una ricca Biblioteca (inserita nel polo S.B.N. delle Biblioteche pubbliche non statali), una preziosa Fototeca ed un ampio Archivio (Fototeca ed Archivio sono stati dichiarati di notevole interesse storico il 22.10.1990 e sono pertanto sottoposti alla tutela della legge 30.9.1963 n. 1409). Ogni anno, in occasione del Natale della Città, il Sindaco di Roma ed il Presidente dell’Istituto conferiscono in Campidoglio il Premio «Cultori di Roma» allo studioso, italiano o straniero secondo una alternanza annua, che maggiormente si sia distinto per studi ed opere su Roma antica, medievale o moderna. L’Istituto, inoltre, bandisce ogni anno un concorso internazionale di Latino (dedicato un anno alla lingua e alla letteratura e un anno alla prosa e alla poesia), sotto il nome di Certamen Capitolinum, giunto ora alla cinquantaseiesima edizione, che ha il suo epilogo con il solenne conferimento dei premi in Campidoglio. Nell’ambito dell’Istituto – denominato per decreto del Presidente della Repubblica «Istituto Nazionale di Studi Romani» a partire dall’anno 1983[6] – sono ospitati due prestigiosi organismi di studio con gestione autonoma: il Centro di Studi Ciceroniani, che attende all’edizione critica e a quella divulgativa delle opere dell’Arpinate, all’organizzazione dei Colloquia Tulliana e alla pubblicazione della rivista Ciceroniana; e il Centro Studi G.G. Belli, che promuove e coordina iniziative volte a valorizzare l’opera belliana e il dialetto di Roma. In occasione dell’ottantesimo anniversario della fondazione, e guardando al futuro dell’Istituto stesso e al ruolo che ci auguriamo possa ancora svolgere a lungo, mi sia consentito fare mie le parole di auspicio che Galassi Paluzzi proferì al momento di licenziare il primo fascicolo della rivista «Roma» nel 1923: «Non torpidi e sonnolenti custodi di anticaglie e di bellezze, dobbiamo essere nella cerchia di queste mura, ma industri ed operosi lavoratori della mente e della mano, che godano di rinnovarsi e d’innalzarsi fra i fantasmi di un passato che non deve opprimerci, ma confortarci colla sua voce ed allietarci colle sue bellezze»[7]. [1] Cfr. C. Galassi Paluzzi, L’Istituto Nazionale di Studi Romani, Roma 19415, p. 17. [2] Su di lui (Napoli 1.IV.1893 – Roma 11.IX.1972), oltre al commosso necrologio apparso sulla rivista Studi Romani del 1972, pp. 3-14 a cura di P. Romanelli e O. Morra, si veda il breve profilo redatto da B. Coccia, Carlo Galassi Paluzzi. Bibliografia e appunti biografici, Roma 2000. [3] Sull’Istituto e sul suo fondatore, limitatamente agli anni compresi tra il 1925 e il 1944, si veda ora il bel saggio di A. Vittoria, L’Istituto di Studi Romani e il suo fondatore Carlo Galassi Paluzzi, in F. Roscetti (a cura di), Il classico nella Roma contemporanea. Mito, modelli, memoria, Atti del Convegno, Roma 18-20 ottobre 2000, Roma 2002, pp. 507-537. [4] Il riferimento è a due iniziative editoriali di ambito romano dettate dalla volontà di Galassi Paluzzi: l’inizio della collana di brevi monografie su «Le chiese di Roma illustrate» e la fondazione della rivista «Roma», sospesa per le difficoltà seguite al secondo conflitto mondiale e rinata alcuni anni più tardi con il nome «Studi Romani». A proposito della rivista «Roma», e in relazione al suo carattere «apertamente militante», si veda il saggio di A. La Penna, Il culto della romanità nel periodo fascista. La rivista «Roma» e l’Istituto di studi romani, in «Italia contemporanea» 217, 1999, pp. 606-630. [5] Cfr. C. Galassi Paluzzi, L’Istituto e i corsi superiori di studi romani, «Roma» 4, 1926, pp. 178-180 e Id., I corsi superiori di studi romani e ciò che si propongono di conseguire, ibid., pp. 518-520. [6] DPR 1118 del 19.12.1983 pubblicato sulla G.U. n. 104 del 13.04.1984. [7] «Roma» 1, 1923, pp. 1-2. |
|